lunedì, 12 marzo 2018
Una mattina al Museo: l’arte della Carta e della Filigrana di Fabriano

Il giorno 7 Marzo gli alunni delle classi prime della Scuola Secondaria di Primo Grado del Plesso di Angeli di Rosora si sono recati a Fabriano presso il Museo della Carta e della Filigrana.

Gli studenti hanno svolto delle attività didattiche all’interno della sede centrale e della nuova sezione “Civiltà della Scrittura”, con il prezioso aiuto dei Mastri Cartai. In questi luoghi di ricezione, produzione ed elaborazione del sapere, i ragazzi sono divenuti protagonisti, sviluppando le loro capacità creative e di apprendimento. Il Mastro Cartaio ha mostrato agli studenti ogni singola fase della lavorazione della carta partendo dall’impasto di cotone con il quale poi si sono composti i preziosi fogli di carta filigranata.

Sono seguite le fasi di realizzazione del foglio con il modulo filigranatore; deposizione del foglio sui feltri di lana; il distacco del foglio con la “tecnica del pizzico”, la pressatura e l’asciugatura-cialandratura. A seguire gli studenti hanno visitato le sale museali adibite alla spiegazione della tecnica della filigrana.

In sintesi riportiamo le esperienze vissute nel laboratorio della carta fatta a mano e nelle sale della filigrana.

Fabriano è una delle pochissime città al mondo dove ancora oggi si fabbrichi carta a mano. I preziosi fogli che escono dal reparto “tini” vengono utilizzati soprattutto per edizioni di pregio, disegno artistico e stampe d’arte. Le materie prime di cui ci si serve per la loro produzione sono sceltissime: cotone, canapa, lino, coloranti speciali; e molto accurata è la preparazione dell’’impasto che viene effettuata per mezzo delle vecchie raffinatrici olandesi.

La fase centrale della lavorazione è rimasta uguale a quella di 700 anni fa. Il “lavorente” ripetendo gli stessi gesti dei cartai fabrianesi del XIII secolo, immerge, con la sua mano, la forma nel tino e ne estrae ogni volta la stessa quantità di pasta che distribuisce uniformemente su tutta la superficie della tela.

La forma è il mezzo con il quale si ottiene la feltrazione delle fibre; essa è costituita da una tela metallica delimitata da un telaio “casso” o “cascio”, a guisa di cornice non fissa ma che poggia unicamente sul perimetro della tela per consentirne la tenuta della pasta e delimitarne le dimensioni del foglio che verrà ottenuto. Poi non appena il foglio si è formato, il lavorente passa la forma al ponitore, il quale dopo aver lasciato per un momento scolare l’acqua, adagia la forma su un feltro di lana determinando il distacco del foglio della tela. Un foglio e un feltro sopra l’altro, si forma una pila o “posta” che viene viene messa sotto una pressa idraulica: avviene in questa maniera, la prima disidratazione dei fogli. Questa operazione riducendo il contenuto di acqua a circa il 50%, permette di distaccare i fogli dai feltri e disporli, così. Negli “stendaggi”, cioè appesi in grandi locali dove la circolazione dell’aria, alla temperatura ambiente, ne completa l’asciugamento. Subito dopo avviene l’operazione di collatura: i fogli cioè, si immergono in un bagno di gelatina animale che rende il loro interno impermeabile agli inchiostri e assicura una lunghissima conservazione nel tempo. A questo punto la carta è pronta per l’essiccamento definitivo che ha luogo disponendola nuovamente nello stendaggio. Infine si eseguono le operazioni di allestimento, con le quali la carta viene “rifinita” attraverso la “scelta”,”contatura”, “pressatura”, “satinatura”, “impaccatura” e “stagionatura” a magazzino.

Già sul finire del 1200 gli artigiani attivi a Fabriano usavano contraddistinguere la propria produzione con marchi di filigrana. Oggi le filigrane rappresentano una importante testimonianza della perfezione raggiunta dalle cartiere fabrianesi in questo settore, in particolare per la produzione di carte valori.

Punto di partenza per realizzare una filigrana ricca di effetti in chiaro-scuro è la preparazione del punzone per trasferire l’immagine a “sbalzo” sulla tela filigranatrice. È quasi certo che i primi punzoni furono approntati, nella metà del XIX secolo, scolpendo l’immagine in “positivo” sulla superficie di una tavoletta di legno duro (noce, ciliegio, bosso). Ponendo sopra il punzone così preparato la tela di bronzo, previamente “ricotta”, ed eseguendo con attenzione una “battitura” tra i due elementi con apposito martello e cuscinetto di feltro, l’immagine si riproduce sulla tela.

Prendendo spunto dalla fusione delle sculture in bronzo, nella seconda metà dell’800 si passa alla tecnica della “cera perduta”. Essa consiste nell’ incidere contro luce una lastra di cera. L’incisore asportando la cera con appositi bulini, crea piani e tratti più o meno elevati determinando così tutte le minime sfumature che compongono l’immagine. Una volta completata la fase dell’incisione, la cera viene rivestita uniformemente di un sottile strato di materiale terroso refrattario formando la cosiddetta “tonaca “. Esposta ad una temperatura di poco superiore a quella di fusione, la cera si liquefà ed esce dall’involucro da uno o più fori praticati nella tonaca. In questa, opportunamente rinforzata, si effettua una colata di bronzo fuso che poi raffreddato costituisce il punzone per il trasferimento dell’immagine sulla tela.

E’ della stessa epoca la preparazione del punzone per fusione eseguita effettuando un “calco” in gesso sulla cera incisa; con esso si prepara la forma di fusione ottenendo così il primo “punzone” in bronzo. Eseguendo su questo un secondo calco in gesso ed usando lo stesso procedimento si ottiene il “contropunzone”. In questo caso invece della battitura la tela viene compressa tra il punzone e il contropunzone con l’impiego di una apposita pressa e l’immagine viene così trasferita su tela.

Con i primi anni del XX secolo, la tecnica della preparazione dei punzoni ha utilizzato il processo elettrochimico di galvanoplastica. Dall’originale in cera, per mezzo di un bagno galvanico, vengono ricavati un positivo e un negativo in rame che, a loro volta, servono a trasferire per pressione l’immagine sulla tela metallica. A questo punto la tela viene cucita con altre tele che fungono da supporto e da rinforzo ed è ormai pronta per l’ultima fase della lavorazione che coincide con quella della carta a mano.