lunedì, 15 maggio 2017
BRISIGHELLA e GIARDINO delle ERBE: viaggio tra storia e coltura

Noi alunni delle classi 1C di Angeli e 1A di Serra San Quirico, il 4 maggio abbiamo visitato Brisighella, uno dei borghi medievali più belli d’Italia.

Ad accoglierci c’erano un paesaggio insolito, caratterizzato da tre pinnacoli rocciosi uno diverso dall’altro e dalla valle del fiume Lamone, e una guida molto preparata che ci ha accompagnato alla scoperta della cittadina medievale.

Prima di mostrarci un esempio di arte militare, la guida ci ha subito spiegato la differenza tra “rocca” e “castello”: la prima è una base difensiva posta in un luogo strategico, per vedere l’arrivo dei nemici e difendersi , il secondo era la casa di signori nobili , dell’imperatore o del re.

Per quanto riguarda le origini, essa risale al 1310 ,quando Francesco I Manfredi ,signore guelfo di Faenza , eresse su uno spuntone di roccia (si tratta di gesso e selenite),una rocca, appunto, per difendere i suoi possedimenti , per questo si chiama Rocca o Torre manfrediana . Nel corso dei secoli la costruzione fu modificata; ad esempio, all’inizio del Cinquecento,  i Veneziani fecero erigere la torre più alta raccordata alle mura di cinta. Perciò  la guida ci ha spiegato che la Rocca è formata da due torri principali, la più piccola è il Rocchino che serviva per la difesa della popolazione, mentre quella più grande, ovvero il maschio o mastio,  era principalmente la casa del capo dei soldati che difendevano la Rocca; ma quando quest’ultima era sotto attacco per l’assedio dei nemici, tutti si rifugiavano lì, perche c’erano scorte  di acqua e cibo; dal quel punto potevano alzare i ponticini che collegavano tutta la Rocca, quindi il luogo diventava irraggiungibile .

Era giunta l’ora di entrare e di percorrere i numerosi gradini a chiocciola in arenaria. Eravamo dentro il Rocchino dove dormivano i soldati in stanze molto piccole e buie. Sulla cima abbiamo potuto osservare delle teche che custodiscono alcuni reperti trovati durante gli scavi archeologici nei territori vicini: Protostoria (età del rame), epoca romana, Medioevo e Rinascimento con le pregiate ceramiche faentine.

Usciti dal Rocchino e percorso il camminamento esterno, siamo entrati nel Maschio, più ampio e che presenta una stanza adibita a cucina e anche una camera da letto per il capo dei soldati.

Dopodichè un percorso di circa dieci minuti a piedi nella natura, ci ha permesso di raggiungere l’altra collina che ospita la Torre dell’Orologio, punto più alto di Brisighella, dove c’è un orologio molto grande che prevede sei ore che si ripetono quattro volte con tocchi di campana formando l’ora italica, una soluzione che garantiva una maggiore facilità nella sistemazione in caso di rottura del meccanismo o per la pulizia dell’orologio.

Originariamente anche su questa cima, il podestà di Faenza e condottiero ghibellino, Maghinardo Pagani, alla fine del Duecento, fece costruire una roccaforte con massi squadrati di gesso.

Da lassù abbiamo potuto osservare il borgo che costituisce il centro della cittadina romagnola. Proprio lì ci siamo diretti tutti insieme per percorrere una via coperta, unica in Europa: un tempo strada, poi parte delle mura e, infine, parte degli edifici abitati, illuminata da tante finestre a semicerchio una diversa dall’altra per dimensioni. È la Via degli Asini, detta anche Via del Borgo, molto utilizzata in passato per il commercio. Da lassù abbiamo potuto osservare il Borgo che costituisce il centro della cittadina romagnola. Questa infatti era un passaggio per il commercio, dove passavano asini con la merce.

Dopo aver concluso la visita del Borgo e salutata la guida, abbiamo consumato il pranzo.

Nel pomeriggio abbiamo raggiunto Casola Valsenio per visitare il giardino delle erbe aromatiche.

Appena arrivati siamo entrati in una stanzetta dove Elena, l’esperta, ci ha aiutato a creare la crema per le mani.

All’inizio ci ha fatto annusare dei flaconcini che contenevano l’olio essenziale: il primo profumava di menta, il secondo di mandarino e il terzo di lavanda. Ognuno di noi ha alzato la mano e ha scelto quello che preferiva. Prima ha chiamato Vincenzo per mettere l’olio (oleolito) di calendula all’interno di un pentolino che, grazie alla piastra elettrica, ha iniziato a bollire. Intanto una nostra compagna a mani nude ha schiacciato la cera d’api riducendola in piccoli pezzettini, che poi Elena ha messo all’interno del pentolino dove piano piano si sono sciolti. Sono state chiamate altre tre persone per mettere due gocce dell’aroma da noi scelto all’inizio, all’interno di un piccolo contenitore bianco. Elena ha versato il contenuto del pentolino dentro ai barattoli che ha lasciato aperti per fare solidificare il contenuto. Dopo poco li ha chiusi e ce li ha consegnati.

Una volta usciti dal laboratorio, un signore ci ha portato a visitare il giardino delle erbe aromatiche e curative spiegandoci anche le loro funzioni. Alcune come ad esempio la salvia, la menta, l’erba cipollina, la calendula e la cedrina erano commestibili e per questo l’esperto ce le ha fatte assaggiare. Molte erano dolci e piacevoli da mangiare, altre invece amare e cattivissime.

Alla fine ci ha introdotto in una serra con tante piante. Ci ha fatto assaggiare la foglia della menta e quella del limone: buonissime!

In conclusione tutti ci siamo divertiti, chi più, chi meno, tutti siamo stati contenti di partecipare a questo viaggio molto istruttivo.

 

Giulia Capitani, Tommaso Uncini, Veronica Bartolucci, Sofia Fioretti

CLASSE  I C